Un anno di Gaia nelle scuole superiori: alcune riflessioni…

  • La forbice già presente prima del Covid, tra chi viveva già uno stato di malessere (più o meno evidente) oppure no, si è ampliata: dove c’erano situazioni latenti il disagio è esploso e molti di questi ragazzi li abbiamo incontrati negli spazi di ascolto scolastici.
  • I nostri adolescenti hanno un grande bisogno di adulti competenti nell’entrare in relazione con loro, che siano traghettatori solidi verso l’età adulta. Il rapporto docente/studente era già in cambiamento prima della pandemia: il docente non può più solo istruire, ma deve sviluppare maggiori competenze rispetto alle dinamiche adolescenziali, saper promuovere competenze di cittadinanza, saper incoraggiare la cultura della squadra all’interno della classe e nel consiglio di classe. I genitori sono una parte fondamentale: non possiamo “lavorare” con i ragazzi senza “lavorare” con i loro genitori. I ragazzi in adolescenza hanno bisogno di adulti strutturati, solidi davanti alle loro manifestazioni di malessere, che diano loro fiducia e speranza.
  • I compiti evolutivi, che i nostri adolescenti incontrano nel loro percorso di crescita, sono sempre stati presenti (quindi la sfida del corpo, del pensiero e delle relazioni). Per alcuni il Covid-19 è stato addirittura un’occasione: di riscoprire la famiglia, di acquisire nuove competenze come il saper stare da soli, imparare a studiare autonomamente, hanno fatto i conti con dei limiti che spesso l’adolescente non percepisce, avendo guardato più da vicino la vulnerabilità, la sofferenza e la morte. Per alcuni ragazzi e ragazze la pandemia ha significato crescere, dimostrare di essere responsabili e maturi, usando questo periodo per dare una mano agli altri, uscendo da una visione egocentrica e onnipotente di se stessi: sono semplicemente diventati grandi!
  • Noi psicologi abbiamo la responsabilità di sostenere la ripresa. C’è il rischio di amplificare l’aspetto traumatico, di favorire un atteggiamento passivo di fronte a ciò che è accaduto e di lasciare in secondo piano le risorse positive che i ragazzi possiedono per affrontare le crisi. Gli spazi di ascolto sono una frontiera importante, che può lavorare in termini di prevenzione e promozione di competenze per il benessere dei ragazzi, connotandosi sempre più come intervento che opera a differenti livelli. Non c’è solo la consultazione individuale ma l’estensione all’intera organizzazione scolastica, un vero e proprio supporto per la scuola nel perseguire il proprio mandato formativo.

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